Questo sito web utilizza cookie per migliorare la vostra navigazione. Selezionando OK accetterete questa gestione, se invece non siete d'accordo potete abbandonare la navigazione.

Saturday, April 20, 2019

Antonio Rosmini

BEATO ANTONIO ROSMINI

rosario.png

 

                             Antonio_Rosmini.jpg

 

 

Monte Calvario.

 

20th February is one of the most special days in what we might call the Rosminian Calendar. It is called the Feast of the Cell and is similar to a birthday for it is on that day in 1828 that Rosmini, at Monte Calvario in the far north of Italy, commenced his writing of the Constitutions of the Institute of Charity (Rosminians).

 

February is of course winter in Italy. In the north it can be bleak, cold and snowy. Rosmini had wanted to write the Constitutions (the aims or purpose and way of life for his Institute of Brothers and Priests) in a secluded place, but what awaited him on the Sacred Mountain of Calvario was something more like a haunted castle.

 

Still a young man, Antonio left behind his friends and family, put aside his studies and, with two companions, set out to climb the hillside, through mist and snow, in order to reach the abandoned monastery where they were to stay.

 

What did he find? The garden was a wilderness, the forest was alive with vipers and snakes, and the building almost a ruin. We are told that the rain came through the roofs, most of the windows were broken, and lizards, scorpions and birds had made their home inside. And to top it off, his close supporter at that time (a Frenchman named Fr Lowenbruck who had decided to join him and had promised to meet him on the 20th) arrived three months late!

 

So what did Antonio Rosmini do? From this wilderness and disorder he created a humble home and wrote the Constitutions or foundations of his Order. In silence and prayer, and with great patience and trust, he set about his work. On the 20 February 1828 which that year was Ash Wednesday he celebrated Mass, received the ashes on his head, and spent the next two months writing the Constitutions in his small and simple room called 'La Cella' (pronounced chella) or the Cell; hence the name of our feast and day of celebration.

 

Over time others joined him. Young men and women (after the Sisters were founded) were attracted by his humility, acute intelligence and wisdom, his love of Jesus and the Church, and his passion for truth. Slowly what is now the Mother House of the Order took shape.

 

Today, Monte Calvario is a far different place from those early years. The cell is still there with its simple iron bed, but the wilderness has been transformed into beautiful gardens set against the rugged surrounding mountains. Calvario's heart remains the same; a place to draw close to God in quietness, reflection and prayer. As the Italian noviciate it is home now to young men coming from Italy, Georgia, and Azerbaijan who following in the footsteps of Blessed Antonio seek God's truth, love and wisdom along the path to priesthood or life as a Brother.

 

Reflection during Adoration

 

“Adore Be Silent Rejoice”

 

These few words point to a particular way of living out our lives in God’s presence.

 

Adore: Let us reflect on the words, “Yahweh carried you, as a man carries his child, all along the road you travelled on the way to this place.” (Deut1:31) Do I kneel in adoration before God who is a constant Presence in my life and in the lives of all those with whom I interact?

 

Be Silent: Let us be silent before our God as we reflect on the many blessings freely given to us during the past year. The well-known song reminds us: “Count your blessings, name them one by one.” Did the blessings I received during the past year outweigh the challenges which confronted me?

 

Rejoice : Let us rejoice that God continues to accompany us. Look at Anna and Simeon who were “people of long experience and wisdom, and rooted and grounded in God, they kept hope alive, their spirits on tip toe with expectancy. While living in the shadows of old age, having no visible importance or relevance, they were shining lights in the upside down kingdom of God.” ( Hegarty quoting from a talk by Ruth Patterson, CORI Oct.’14)

 

Let us support nurture & encourage one another to live out our vocation with joyful hearts.

 

Il Beato Antonio Rosmini (Rovereto, 24 marzo1797; † Stresa, 1 luglio1855) è stato un presbitero e fondatore italiano, profondo pensatore - "una delle sei, sette grandi intelligenze dell'umanità" a dire del Manzoni - fu una delle figure cattoliche più rappresentative del Risorgimento italiano.

Divenne sacerdote e pose tutto se stesso e le sue straordinarie capacità intellettuali al servizio di Dio e della Chiesa.

Fu coraggioso esponente del liberalismo cattolico ottocentesco. Ricco di sterminata cultura, unita a una eccezionale intelligenza e a un carattere aperto e socievole, espose le proprie riflessioni nei suoi scritti filosofici, teologici e spirituali. In essi indica come il comportamento cristiano debba essere ispirato a sentimenti di fraternità comunitaria, carità, raccoglimento interiore e altruismo, in costante dialogo con la tradizione, ma con lo sguardo rivolto al futuro. Il suo pensiero teologico è un originale connubio tra principi liberali ed etica cristiana. Fu per una politica basata sulla giustizia sociale e si attirò non poche critiche da parte di pensatori ecclesiastici del tempo.

L’opera più famosa è “Delle cinque piaghe della Santa Chiesa”, un’attenta analisi dei mali che a suo parere affliggevano la Chiesa dell’epoca. Essa fu soggetta a censura, ma ha avuto grande risonanza con il Concilio Vaticano II.

Le sue pubblicazioni sono numerose: quasi un centinaio di volumi che trattano di filosofia, teologia, pedagogia, diritto, politica, apologetica, ascetica, storia della Chiesa. Le sue lettere finora pubblicate sono 8.500. I titoli di scritti su di lui sono più di 15 mila.

È fondatore dell’Istituto di Carità, che, dopo segni certi della volontà di Dio, iniziò nel 1828 al Sacro Monte Calvario di Domodossola e ne ottenne l’approvazione pontificia nel 1839. Rosmini formò i membri, ne curò lo spirito, l’organizzazione e la diffusione. Seguì con amorevole cura lo sviluppo del ramo femminile: le Suore «della Provvidenza». Fu maestro apprezzato di vita spirituale. Dal suo letto di morte, lasciò il suo testamento spirituale in queste tre parole: «Adorare», «Tacere», «Godere”.

I Pontefici e Antonio Rosmini

Gesù chiamò gli apostoli perché lo aiutassero a distribuire alla folla i pani moltiplicati. Anche i Papi individuano i collaboratori per pascere il gregge di Cristo, fornendo ai fedeli gli aiuti adeguati per vivere la carità corporale intellettuale, spirituale.

Il papa Pio VIII diede ad Antonio Rosmini giovane prete l’indicazione che ne segnò la vocazione nella Chiesa: scrivere per riavvicinare alla fede gli uomini divenuti troppo orgogliosi della propria ragione. Egli si dedicò a questa missione con slancio, competenza, dedizione e perseveranza.

Ora c’è stima e interesse crescente per i suoi scritti di carattere filosofico, pedagogico, giuridico, teologico, spirituale. La Provvidenza, che guida la storia per il bene più grande ha disposto, dal suo tempo ad oggi, stagioni differenti riguardo alla fruizione del patrimonio dottrinale ossiniano . Le pagine che seguono mostrano che comunque molti Papi hanno ritenuto che per la Chiesa fosse utile giovarsi degli scritti rosminiani. Oggi siamo giunti ad una stagione nella quale la fame di verità è acuta, se ne avverte il bisogno non meno del pane. Rosmini è il pane per porre termine alla carestia, l’acqua per questa far terminare questa siccità?

Don Clemente Rebora, poeta ossiniano in fama di santità, l’aveva intuito: “Cresce in me la convinzione che lo Spirito Santo, Divino Stratega, …. Abbia tenuto in serbo il suo inutile servo Antonio Rosmini per immetterlo al tempo opportuno, quando si farà sentire con maggiore acutezza (oggi si direbbe angoscia) il bisogno di una sicura e fedele e orientante voce attuale della perenne dottrina della Chiesa nel mistero di Cristo; della dottrina e della sua incomparabile ragionevolezza vittoriosa, davanti a tutte le crescenti esigenze e attuazioni umane”. (Clemente Rebora, Rosmini, Longo, 1996, pag. pag. 210).

“Andate da Giuseppe, egli ha il grano buono in abbondanza”. Era la voce che giungeva dall’Egitto fino alla famiglia di Giacobbe.

“Andate da Rosmini per imitarlo e per ricevere consigli sulla formazione dei giovani sacerdoti e dei laici impegnati” ,è l’indicazione che viene oggi dal Papa.

La recente Costituzione Apostolica Veritatis gaudium di papa Francesco ha proclamato Rosmini maestro nelle Università ecclesiastiche e nelle Facoltà pontificie.   Il dono più grande a noi Rosminiani, e non solo a noi, dopo la Beatificazione.

Grazie, papa Francesco.

Padre Vito Nardin

 

Alla controversa e sofferta vicenda umana e spirituale del prete roveretano ha fatto cenno il 6 aprile 2014 Papa Francesco durante l'omelia nella consueta messa mattutina a Santa Marta. <<Quando noi leggiamo la vita dei santi, vediamo quante incomprensioni, quante persecuzioni hanno subito, perché erano profeti . Nella storia della salvezza, nel tempo di Israele e anche nella Chiesa, i profeti sono sempre stati perseguitati. Anche tanti pensatori nella Chiesa sono stati perseguitati>. Fra questi, pur senza citarne direttamente il nome, il Papa ha richiamato Rosmini, prima 'bandito' poi salito all'onore degli altari, <uno, adesso, in questo momento, non tanto lontano da noi, un uomo di buona volontà, un profeta davvero, che con i suoi libri rimproverava la Chiesa di allontanarsi dalla strada del Signore. I suoi libri sono andati all'indice, gli hanno tolto le cattedre e quest'uomo così finisce la sua vita: non tanto tempo fa. E'passato il tempo e oggi è beato!>. Come è possibile tutto questo? Come è possibile che <ieri uno era eretico e oggi è beato?>. La risposta l'ha data lo stesso pontefice, con uno sguardo critico sul divenire del popolo di Dio: <Ieri quelli che avevano il potere volevano silenziarlo, perché non piaceva quello che diceva. Oggi la Chiesa, che grazie a Dio sa pentirsi, dice: 'No, quest'uomo è buono!'. Di più, è sulla strada della santità: è un beato!>.

E ancora Papa Francesco a Caserta il 26 luglio 2014 nell’incontro con i sacerdoti:

 

<<Se noi non preghiamo, saremo forse buoni imprenditori pastorali e spirituali, ma la Chiesa senza preghiera diviene una ONG, non ha quella unctio Spiritu Sancti. La preghiera è il primo passo, perché è aprirsi al Signore per potersi aprire agli altri. E’ il Signore che dice: “Vai qua, vai di là, fai questo …”, ti suscita quella creatività che a tanti Santi è costata molto. Pensate al Beato Antonio Rosmini, colui che ha scritto Le cinque piaghe della Chiesa, è stato proprio un critico creativo, perché pregava. Ha scritto ciò che lo Spirito gli ha fatto sentire, per questo è andato nel carcere spirituale, cioè a casa sua: non poteva parlare, non poteva insegnare, non poteva scrivere, i suoi libri erano all’indice. Oggi è Beato! Tante volte la creatività ti porta alla croce. Ma quando viene dalla preghiera, porta frutto.

 

statua.jpg

Monumento ad Antonio Rosmini eretto nei giardini pubblici di Milano dai suoi molti estimatori a fine Ottocento

 

pdf_icon.pngDownload.png